Si lavora per il nuovo album!

Inserito in News, interviste, nuovo album, r.e.m., recensioni | 05/19/2009

Finalmente qualcosa di concreto inizia a muoversi sul fronte R.E.M. ! Peter e Mike si sono ritrovati allo Jackpot! studio di Portland in Oregon la settimana scorsa dove, insieme a Scott McCaughey, Bill Rieflin, Jacknife Lee e il produttore dei Decemberists Tucker Martine, hanno registratto le demo di ben 14 possibili canzoni che potrebbero finire nel successore di Accelerate. In un intervista a Pitchfork.com Peter racconta qualcosa delle session di Portland,  della possibile direzione del nuovo album e dei suoi mille sideproject.

Voglio un album più aperto, penso che anche Michael sia dello stesso parere. Perciò ci sono delle belle cose acustiche, alcune totalmente noisy-rock e altre pop. Corre lungo una vasta gamma. Idealmente, se dovessi prendere io ogni decisione, direi che l’album sarà più vario rispetto all’ultimo. Ma, ancora una volta, lo voglio fare subito e velocemente senza tanti overdub.

Leggete la TRADUZIONE COMPLETA dell’intervista nella nuova sezione con le info sul NUOVO ALBUM!

Intervista a Michael Stipe

Inserito in Accelerate-related, interviste, r.e.m., recensioni | 06/24/2008

di R.S. - da Il Corriere Della Sera

Musica La band di Athens, a Milano per uno show «blindato», si racconta a «Rolling Stone» Italia

Michael Stipe: c’ è più furia nei R.E.M.

Nel nuovo cd ritmi aggressivi. «E’ il nostro rock arrabbiato, a 360 gradi»

MILANO - «”Furia” è una parola dal significato abbastanza potente. E c’ è un po’ di furia, effettivamente, in questo disco». Michael Stipe, cantante e leader dei R.E.M., parla così del nuovo album «Accelerate» in un’ intervista all’ edizione italiana di Rolling Stone che uscirà venerdì. «Io sono un tipo da ritmi medi, ma di fronte alla musica che i ragazzi mi hanno passato ho reagito così», aggiunge la rockstar 48enne. Il disco uscirà il 28 marzo e la band è in Italia per presentarlo. Stipe, il bassista Mike Mills e il chitarrista Peter Buck sono arrivati ieri e sono stati ospiti di Fazio a «Che tempo che fa» (Raitre). Oggi incontreranno i giornalisti e chiuderanno la tre giorni milanese con un esclusivo concerto a inviti al Rolling Stone che si potrà vedere il 27 marzo su Mtv Hits e il 31 su Mtv Italia. Poco più di un’ ora per una doppia anteprima. Delle canzoni nuove e del tour vero e proprio che partirà quest’ estate e porterà il gruppo rock americano in Italia per ben cinque date, più che in ogni altro Paese europeo: il 20 luglio al Parco Giuliana di Perugia, il 21 all’ Arena di Verona, il 23 alla Mostra D’ Oltremare di Napoli, il 24 a Villa Manin di Passariano (Udine) e il 26 all’ Arena di Milano. Il disco, 11 canzoni in 34 minuti, ha quell’ immediatezza e velocità degli esordi che i fan chiedevano da tempo alla band. Buck si prende parte del merito di aver vinto «la pessima abitudine di passare mesi in studio». Il suo intento, dice al giornalista David Fricke, era questo: «Siamo una grande band dal vivo, cerchiamo di fare una grande registrazione da live band in studio». E ci sono riusciti. Il primo singolo «Supernatural Superserious» ne è l’ esempio. La «furia» non è soltanto nei ritmi. In parte filtra anche nei testi. Forse per il modo in cui Stipe li scrive. Lo spiega lui stesso: «Quando entro nella musica, nei momenti giusti, percepisco un atteggiamento, una sensazione, una melodia; e i testi vengono fuori da tutto questo. La musica per me è come un filmino. Posso chiudere gli occhi e vedere questo paesaggio a 360 gradi. Entro in ciò che Peter e Mike mi passano, chiudo gli occhi e comincio a canticchiarci sopra. E qualunque sia la sensazione, cerco di rimanere fedele a ciò che sento». Un album arrabbiato, quindi. Contro chi? «Sto cercando di evitare che qualcuno interpreti questo disco esclusivamente come un album politico, ma ho attinto dall’ esperienza di vivere negli ultimi anni sotto l’ amministrazione Bush e ho visto parti importanti di ciò che noi, l’ America, rappresentiamo come idea, come Paese, collassare per troppe ragioni sbagliate. Questo sì che ha avuto a che fare con la stesura dei testi», dice Stipe. E precisa: «Non ignoro quello che sta accadendo nel mondo, e come tutto è deprimente. Ma guardo la musica e l’ arte che stanno uscendo, la gente che volta le spalle alle cose ovvie, ai media mainstream, e che si rivolge ai margini per quanto riguarda le forme di espressione. Forse è solo un fatto generazionale, e io lo sto solo osservando». Concorda Buck: «”Accelerate” è veramente espressione del suo tempo, come “Document” nel 1987. Allora eravamo negli anni di Reagan. Tutti si accorgevano del fatto che strane cose, di merda, stavano accadendo. I mercati azionari su, e poi giù. E la gente andava in panico. Ora lo stanno facendo di nuovo. Credo che Michael abbia catturato molto della situazione senza andare troppo nello specifico. Si ha la sensazione che questo sia un disco arrabbiato. Ma non bisogna guardarlo come un album di protesta». 80 *** milioni di dollari del contratto firmato dai Rem nel 1996 con la Warner, che non ha reso i profitti sperati dalla multinazionale *** 28 *** anni di musica per la band di cui Michael Stipe è cantante e leader. I Rem sono nati nel 1980 ad Athens, Georgia * * * A inviti Energia Al centro Michael Stipe, cantante e leader dei R.E.M. Il gruppo è arrivato ieri in Italia: sono stati ospiti di Fazio a «Che tempo che fa» e chiuderanno la tre giorni milanese con un esclusivo concerto a inviti al Rolling Stone. Il loro nuovo album, «Accelerate», esce il 28 marzo

R.S.

Pagina 53
(18 marzo 2008) - Corriere della Sera

DelRock.it - Recensione di Accelerate

Inserito in Accelerate, Setlists, r.e.m., recensioni | 06/24/2008

di Riccardo Bertoncelli - da delrock.it

Dunque, il nuovo disco REM è un CD “con un motore turbo”, un album di “canzoni brevi, rapide, dirette, con suoni quasi esclusivamente di chitarra. Registrato per lo più live in studio, tenendo volentieri buone le prime takes. Riducendo tutto all’osso, musica e parole, semplificando il passaggio dalla testa agli strumenti. Il titolo è venuto alla fine, prima sono arrivate le canzoni: istintive, trafelate, anche arrabbiate.”

Era ora, si può dire? Quello che più dava fastidio dei REM dal 2000, quindi Around The Sun ma anche il precedente Reveal, era la pappa sonora che i nostri cuochi amavano cucinare, destrutturando le materie prime, per usare il gergo di Ferran Adrià, spolpando e sifonando i suoni con un risultato finale che non solo era melenso ma anche malinconico (e Dio solo sa quanto i REM odino la diffusa leggenda che li vuole campioni del rock cervellotico e triste).

Bene, quelle macchinazioni in senso letterale sono state accantonate per un suono molto più vivo e diretto, che colpisce fin dall’attacco di Living Well’s The Best Revenge. Quando alla traccia 6 arriva la title track a consacrare l’alta velocità, il disco è già su di giri: con tutti i suoi pro e contro, perchè è vero che questi REM energici e dritti-in-faccia sono molto meglio dei pallidi spettri di ieri ma Peter Buck non è proprio un asso con la chitarra heavy, il suono resta sempre troppo lavorato e la meravigliosa voce che il dio del rock ha dato in dono al signor Stipe è in affanno più di una volta sotto il peso dei suoni.

Sapete quando si allarga il cuore e torna a spandersi il profumo dei REM più appassionanti? Nel paio di canzoni in cui il ritmo rallenta e la band tiene una comoda velocità di crociera: in Houston, splendida miniatura di un minuto e mezzo, e in Until The Day Is Done, che Buck definisce “uno dei miei falsi folk irlandesi in 6/4″ e in effetti sembra la distorta versione 08 di qualche ballata popolare. Io ci farei la firma per un disco tutto così, e credo che prima o poi i REM mi daranno soddisfazione. Mi sembra criminale che abbiano abbandonato, e da quindici anni ormai, la pista dei loro album psico folk rock, il trittico meraviglioso di Green, Out Of Time, Automatic For The People. Per un gigantesco equivoco credo abbiano considerato quei dischi “troppo semplici”, e i REM per statuto non fanno mai cose semplici, e magari anche rétro, e guai solo a pensare una cosa del genere.

Peccato, sono sicuro che c’è un giacimento enorme di quelle canzoni nella testa del signor Stipe. Prima o poi le trivelle si metteranno a scavare nella sua mente e vedrete se non ho ragione. Forse il rumore della perforazione si sente già qui: sono le bizzarre code di molti pezzi, fateci caso, pennate forti, tagli bruschissimi, uno strillo che sbava e sembra un SOS (Mansized Wreath) - Neil Young manderà un telegramma di felicitazioni.

(11:33 - 28 mar 2008)

WUZ cultura & spettacolo - Recensione di Accelerate

Inserito in Accelerate, Setlists, r.e.m., recensioni | 06/24/2008

di Giulia Mozzato - da wuz.it

Accelerate: i REM

Lasciatemi parafrasare una splendida battuta del celebre film Amadeus: “Si può dire solo REM”, nel bene e nel male.

Una dose di rock in più, un pizzico di ritorno al passato, qualche goccia di originalità, ma alla fine il cocktail è quello, solito, dei REM, nel bene e nel male.
Vi piacciono? Non vi deluderà questo album.
Vi hanno un po’ stancati? vi stancherete ancor più.

È vero, come scrive Riccardo Bertoncelli su delrock.it, che troviamo in questo album “un suono molto più vivo e diretto, che colpisce fin dall’attacco di Living Well’s The Best Revenge. Quando alla traccia 6 arriva la title track a consacrare l’alta velocità, il disco è già su di giri”, ma è anche plausibile che questo accada “con tutti i suoi pro e contro, perchè è vero che questi REM energici e dritti-in-faccia sono molto meglio dei pallidi spettri di ieri ma Peter Buck non è proprio un asso con la chitarra heavy”.

La voce è quella di Michael Stipe, quella che tutti conosciamo e riconosciamo alla prima nota. Adesso più intensa, matura, completa, armonica, insomma migliore di quella di un tempo. Ma sempre la sua voce, caratteristica, segno inconfondibile del gruppo come fu quella di Peter Gabriel per i Genesis o Mick Hucknall per i Simply Red, per intenderci. Voci non eccezionali, ma in qualche modo straordinarie. Un timbro che comunque fatica in alcuni punti a trovare il suo spazio se gli strumenti prendono il sopravvento.

Il titolo, Accelerate, rende bene l’idea di questo ritmo incalzante dell’album, che trova solo piccoli momenti di tregua.
“Accelerazione può riguardare la libertà e il fatto di lasciarsi andare - ha dichiarato Stipe a David Fricke in un’intervista per RollingStone - Ma può anche riferirsi all’essere assolutamente fuori controllo”.
Un titolo che comunque “è venuto alla fine, prima sono arrivate le canzoni: istintive, trafelate, anche arrabbiate”.

Abbiamo la netta sensazione sonora di questo ascoltando Living Well Is The Best Revenge, la prima canzone terminata, totalmente live, Accelerate che dà il nome all’album, Horse To Water, o I’m Gonna DJ e naturalmente Supernatural Superserious, il brano-immagine che ha anticipato l’uscita del disco.

A prendere una deriva diversa Houston, un minuto e mezzo di perfezione, e la bellissima Until The Day Is Done, che Buck definisce “uno dei miei falsi folk irlandesi in 6/4″ e in effetti sembra una ballata popolare, come del resto anche Mr Richards.
Perché così poche musiche dell’album percorrono questa strada?
Ce lo chiediamo con una certa dose di malinconico rimpianto per quel che i REM furono e potrebbero tornare a essere.

01 aprile 2008

Il Mucchio - Recensione di Accelerate

Inserito in Accelerate, Setlists, r.e.m., recensioni | 06/24/2008

di Federico Guglielmi - da ilmucchio.it

Ci sono fondamentalmente due modi, entrambi legittimi, per accostarsi a quest’album dei R.E.M.: il primo, tipico dei vecchi estimatori della band di Athens resi cinici dalle delusioni e dallo “spirito critico” elaborato negli anni, si fonda sulla convinzione che qualsiasi cosa Michael Stipe e compagni tireranno mai fuori da qui all’eternità non potrà in alcun caso eguagliare in spessore quanto realizzato fino a New Adventures In Hi-Fi (1996), mentre nel secondo - da fan parecchio più giovani - prevalgono lo stupore e l’entusiasmo per trovarsi di fronte un gruppo dedicatosi a uno stile più vicino a quello del passato, da essi quindi apprezzato solo a posteriori e non in tempo reale. Il dato inconfutabile è infatti che, in linea di massima, i R.E.M. sono ritornati con una certa decisione alle chitarre sature e alle canzoni dal forte impatto rock, ponendo un po’ in secondo piano la grazia e la levigatezza da molti reputate eccessive di Reveal e soprattutto Around The Sun: un “dietro-front” di spirito oltre che di suono, qui tradotto in undici brani per lo più che bravi che al di là della potenza sviluppata - in scaletta ci sono anche numerose ballad: alla mesmerica e malinconica Until The Day Is Done va la palma della più riuscita - evidenziano una passione e una profondità che francamente si faticavano un po’ a riscontrare nei compitini abbastanza fuori fuoco del precedente Around The Sun. Eloquente e azzeccata, in tal senso, l’ottima Supernatural Superserious scelta come singolo apripista, all’insegna di un’epica levità. Insomma, un album che senza dubbio funziona, dalla “botta” iniziale di Living Well Is The Best Revenge alla ruvida e ludica I’m Gonna DJ che chiude le ostilità neppure trentacinque minuti più tardi, ma che rimane tuttavia un surrogato dei R.E.M. storici. Va benissimo così, perché ai “ragazzi” georgiani non era proprio lecito chiedere di più… ma da chi li segue dai tempi di Radio Free Europe si può pretendere al massimo un contenuto, pur convinto apprezzamento.

(Recensione tratta dal Mucchio n.645 - Aprile 2008)

Indie-Rock.it - Recensione di Accelerate

Inserito in Accelerate, Setlists, r.e.m., recensioni | 06/24/2008

di Vincenzo Ostuni da Indie-Rock.It

“Ditelo agli amici, scrivetelo sui muri, urlatelo dalle finestre: I REM ci sono ancora, forse non più innovativi come qualche lustro fa, ma ancora ispirati… A dispetto di chi li vorrebbe ormai prossimi al prepensionamento”
il giudizio di indie-rock.it: 8/10

GENERE: rock americano.

PROTAGONISTI: Michael Stipe (voce), Mike Mills (basso, tastiere), Peter Buck (chitarre). Collaborano il fido multistrumentista Scott McCaughey (Young Fresh Fellows, Minus 5) ed il batterista Bill Rieflin (ex Ministry). Co-produce Jacknife Lee.

SEGNI PARTICOLARI: I REM sono la band che a partire dall EP ‘Chronic Town’ (IRS, 1982) ha scritto alcune delle pagine più significative del rock alternativo d’oltreoceano degli ultimi 25 anni: album quali l’esordio ‘Murmur’ (1983), ‘Reckoning’ (1984) e ‘Lifes Rich Pageant’ (1986) sono unanimemente considerati capisaldi del genere in questione, nonché dichiarata fonte d’ispirazione per alcuni dei protagonisti delle scene indie e grunge nel corso del decennio successivo. Dopo il successo commerciale degli anni ‘90 (l’album pop definitivo ‘Out Of Time’ – 1991 - e l’etereo e semiacustico ‘Automatic For The People’, 1992) e la dipartita del batterista Bill Berry, Stipe e soci si reinventano come trio, dando alle stampe dapprima l’ottimo ‘Up’ (1998), tra melodia e sperimentazione, e successivamente i più discussi ‘Reveal’ e ‘Around The Sun’. Con il nuovo ‘Accelerate’, i REM cercano di riappropriarsi della propria identità e di riconquistare l’affetto del pubblico rimasto interdetto dagli ultimi due lavori.

INGREDIENTI: probabilmente era un passo necessario, sebbene non si tratti propriamente di un atto di coraggio: riappropriarsi delle proprie radici per riacquistare l’affetto di un pubblico tutto sommato fedele anche quando ha dovuto deglutire un paio di bocconi un po’ pesanti (anche se, occorre dirlo, mai del tutto indigesti), e di una critica pronta a sottolineare tutti i “vorrei ma non posso” artistici di una band ormai legata indissolubilmente ad un mondo discografico major che non permette passi falsi o colpi di testa. Così pezzi quali l’ottima ‘Hollow Man’ e la title-track ‘Accelerate’ sembrano davvero uscire dai solchi degli indimenticati album IRS, sfacciatamente pop, con tanto di jingle-jangle la prima, più tirata ed elettrica ma altrettanto contagiosa la seconda, mentre la sofferta ballata folk dal testo ecologista ‘Until The Day Is Done’ porta l’indelebile marchio di fabbrica di una band che in passato ha prodotto illustri ed immortali esempi quali ‘Fall On Me’ e ‘Find The River’. Altrove Stipe e soci escono timidamente fuori dal seminato, tirando fuori dal cilindro un fulminante pezzo di stampo garage anni ‘60 quale ‘Man-Sized Wreath’, richiamando il power pop dei Posies in ‘Supernatural Superseriuous’, tuffandosi in un plumbeo folk and roll nella breve ed intensa ‘Houston’, e soprattutto dispiegando le ali in una fantastica ‘Sing For The Submarine’ in odor di psichedelia, epica e caracollante, che in un mondo (o, semplicemente, in una casa discografica…) ideale sarebbe il singolo perfetto. E poi ancora una menzione la merita ‘Mr. Richards’, come gli Smashing Pumpkins di ‘Siamese Dream’ ma appena più gentili.

DENSITA’ DI QUALITA’: complice la breve durata (circa 35 minuti), ‘Accelerate’ possiede l’indubbio pregio della coesione, accompagnato da una qualità di composizione piuttosto elevata. In un simile contesto, si possono facilmente perdonare, o addirittura apprezzare, qualche sciatteria qua e là (’Horse To Water’) o il divertissement glam della conclusiva ‘I’m Gonna DJ’. Uno sguardo all’indietro naturale e forse doveroso, a patto che per il futuro Stipe e soci non rinuncino a rimescolare le carte come ogni grande band deve saper fare.

VELOCITA’: è dai tempi di ‘Monster’ (targato 1994), che I REM non pigiano sul piede dell’acceleratore con così tanta convinzione, ed il titolo scelto per l’album ne è tangibile prova. La co-produzione del sig. Jacknife Lee, d’altra parte, non è certo incline a privilegiare le sfumature, prediligendo un suono forte e diretto.

IL TESTO: gli accenni politici nel testo di ‘Houston’.

LA DICHIARAZIONE: forse la migliore descizione del singolo presa dalla rete: “‘Supernatural Superserious’ is like a trusty old friend. One that’s been sorely missed”

IL SITO: ‘Remhq.com’.

Ondarock - Recensione di Accelerate

Inserito in Accelerate, Setlists, r.e.m., recensioni | 06/24/2008

di Francesco Amoroso - da Ondarock.it

Mi sono trovato spesso in difficoltà quando ho tentato di spiegare a qualche giovane amico, interessato alla musica, chi sono gli Rem e ciò che hanno raggiunto e rappresentato per il rock indipendente negli anni Ottanta e Novanta. Il fatto è che, pian piano, mentre il successo della band cresceva, la loro credibilità agli occhi degli appassionati e dei critici più ‘duri e puri’ diminuiva in maniera inversamente proporzionale.
E, certamente, a peggiorare tale situazione, tanto da rischiare di renderla irreversibile, ha contribuito in maniera notevole l’ultimo album degli Rem, “Around The Sun”, punto più basso di una carriera costellata da picchi elevatissimi e qualche passo falso, ma, mai prima di allora, caratterizzata dalla totale assenza di ispirazione e voglia di stupire.

I fan e la critica, delusi ed esterrefatti, si sono chiesti in quel caso come una band di tale livello avesse potuto concepire e pubblicare un album così debole, noioso e privo di mordente.
Eppure è accaduto e Michael Stipe ha anche avuto la capacità di riconoscere il passo falso, ammettendo che il gruppo aveva perso la propria obiettività e la spinta e che lui, Peter Buck e Mike Mills non si erano praticamente parlati per un paio di album.
A quanto pare, però, la cattiva accoglienza della critica e l’indifferenza che il pubblico ha riservato ad “Around The Sun” ha avuto, almeno, l’effetto positivo di far comprendere alla band che, anche dopo venticinque anni di onorata carriera e tredici album di studio, c’era ancora qualcosa da dimostrare e provare.

Non è dato sapere se la scelta di pigiare sull’acceleratore ed alzare il volume ed il ritmo sia stata suggerita dal progressivo esaurirsi dell’ispirazione, da ragioni di mercato o dall’intervento del produttore Jacknife Lee, ma sta di fatto che questo metodo, che “Accelerate” annuncia sin dal proprio titolo, ha prodotto effetti benefici sul suono degli Rem: l’album dura appena 35 minuti ed è composto dalle canzoni più veloci e d’impatto che Stipe e soci abbiano scritto almeno da un decennio a questa parte, tutte suonate ed interpretate con un senso di gioiosa nonchalance.

Il paragone più semplice ed immediato potrebbe essere quello con “Monster”, tentativo mal riuscito di virare verso il glam-rock, compiuto dalla band già 15 anni fa, ma sarebbe fuorviante.
Infatti benché anche “Accelerate” sia popolato di chitarre fumanti e batterie pestate, non soffre delle imperfezioni e delle clamorose sviste del suo predecessore e, lungi dal voler essere una nuova svolta marcatamente rock, prende il rock’n’roll solamente come pretesto, sposandone l’attitudine, con l’intento di recuperare la perduta immediatezza e semplicità.
Più che alle ultime scialbe prove della band di Athens, questo lavoro finisce per rimandare ai fasti (indie) rock di “Document” (anno di grazia 1987). E non si può che essere soddisfatti quando le note di apertura di “Living Well Is The Best Revenge” richiamano alla mente quella favolosa cavalcata che fu “These Days” (da “Life’s Rich Pageant”, 1986).

Ma non c’è solo la velocità a rendere piacevole e godibile “Accelerate”: l’immancabile ballata (“Until The Day Is Done”) è particolarmente ispirata, il singolo scelto come apripista per l’album (“Supernatural Superserious”), è tra i migliori e più immediati della band da molti anni a questa parte, grazie anche agli splendidi cori di Mike Mills. E c’è, poi, il colpo di classe di “Hollow Man”, sfavillante mid-tempo, dove, ad accompagnare la inconfondibile voce di quell’autentico fuoriclasse di Michael Stipe, gli strumenti acustici si sposano alla perfezione con il feedback di Peter Buck.
Non tutto, però, è compiuto in questa gioiosa macchina da guerra: “Houston”, che sarebbe potuta essere un piccolo gioiello di gentile folk acustico, è un’occasione mancata e, sporcata da onnipresenti distorsioni elettriche, viene normalizzata e sacrificata sull’altare della compattezza. “Mr.Richard” nonostante le premesse, non riesce mai a decollare e, nonostante la brevità, risulta alquanto ripetitiva. Anche la finale “I’m Gonna DJ”, per quanto possa funzionare in Fm, rimane una canzone degli Rem geneticamente modificata che desta qualche perplessità.

Quel che è certo, in ogni caso, è che, superate le paure ed i timori iniziali, ad ogni nuovo ascolto, “Accelerate” mostra le sue caratteristiche e svela la sua rude grazia: la splendida voce di Michael Stipe è sempre lì, le chitarre di Peter Buck (finalmente di nuovo in primissimo piano), delicate o ruvide che siano, pure. E non mancano i cori west-coastiani ed il puntuale basso di Mike Mills.
Un po’ della poesia e del mistero dei tempi passati è, inevitabilmente, perduto, ma questa, purtroppo, non è una novità.

Così, se non un definitivo ritorno alla forma dei bei tempi, il nuovo lavoro di Stipe e compagni dimostra almeno che nel cuore affaticato ed un po’ consunto della band, attiva oramai da un quarto di secolo, scorre ancora sangue fresco e che non è, per ora, ancora giunto il momento di mettere la parola fine ad una esperienza che, a tratti indimenticabile, ha segnato la storia del rock degli ultimi tre decenni.

Voto: 7/10

(27/03/2008)