Nessun album prima del 2011 - secondo Scott

Inserito in News, interviste, nuovo album, r.e.m. | 07/19/2009

Scott
Le demo registrate a Portland e le recenti parole di Peter ci avevano fatto sperare in una veloce ripresa dei lavori per il nuovo album dei REM. Ecco invece l’anteprima di un’intervista a Scott che raffredda gli animi allontanando l’ipotesi di una nuova uscita… almeno fino al 2011.

Da Blurt-online.com
R.E.M. - Nessun nuovo LP fino al 2011
Le demo, comunque, sono state registrate.

Nonostante le fresche notizie sui rem ultimamente, dalle parole riguardo a un nuovo live EP digitale seguito in autunno da un set di 2CD tratto dai concerti, fino alla recente ristampa Deluxe Edition di Reckoning (leggete qui la nostra recensione), quello che le persone vogliono VERAMENTE sapere è quando arriverà il prossimo album studio.

Non molto presto, secondo l’amico e membro ausiliare della band Scott McCaughey, il quale dichiara che lui e altri musicisti eccetto Michael Stipe hanno sì realizzato alcune registrazioni però, ci fa sapere, non ci sono programmi ufficiali per organizzare il nuovo materiale almeno fino alla fine del nuovo anno - e che probabilmente bisognerà aspettare fino al 2011 per vedere qualcosa uscire nei negozi.

“Di fatto siamo liberi per un anno”, ha detto McCaughey a Jud Cost di BLURT, in una recente intervista. “Il tour è terminato intorno al Giorno Del Ringraziamento. Come è solito, ci siamo riuniti per fare una breve registrazione, solo per buttar giù tracce strumentali. Ci siamo incontrati ad Athens per alcuni giorni, poi Mike e Peter sono venuti a Portland e poi è arrivato anche Bill e abbiamo occupato lo studio per una settimana, sparando dodici o tredici tracce strumentali. Sono venute fuori davvero bene.”

“Non ci sono piani per tornare di nuovo in studio prima della fine dell’anno. Posso dire che inizieremo a registrare da Gennaio. Ma il prossimo album non uscirà, immagino, prima del 2011. Sono solo delle demo, ma le cose che abbiamo registrato sono fantastiche, perciò aspettiamo di vedere quello che ne farà Michael”

Si lavora per il nuovo album!

Inserito in News, interviste, nuovo album, r.e.m., recensioni | 05/19/2009

Finalmente qualcosa di concreto inizia a muoversi sul fronte R.E.M. ! Peter e Mike si sono ritrovati allo Jackpot! studio di Portland in Oregon la settimana scorsa dove, insieme a Scott McCaughey, Bill Rieflin, Jacknife Lee e il produttore dei Decemberists Tucker Martine, hanno registratto le demo di ben 14 possibili canzoni che potrebbero finire nel successore di Accelerate. In un intervista a Pitchfork.com Peter racconta qualcosa delle session di Portland,  della possibile direzione del nuovo album e dei suoi mille sideproject.

Voglio un album più aperto, penso che anche Michael sia dello stesso parere. Perciò ci sono delle belle cose acustiche, alcune totalmente noisy-rock e altre pop. Corre lungo una vasta gamma. Idealmente, se dovessi prendere io ogni decisione, direi che l’album sarà più vario rispetto all’ultimo. Ma, ancora una volta, lo voglio fare subito e velocemente senza tanti overdub.

Leggete la TRADUZIONE COMPLETA dell’intervista nella nuova sezione con le info sul NUOVO ALBUM!

Pitchfork - Intervista: Peter Buck parla del nuovo album dei R.E.M.

Inserito in Accelerate-related, interviste, nuovo album, r.e.m. | 05/19/2009

Il leggendario chitarrista ci parla delle demo che sta registrando a Portland.

A lavoro nello studio di Portland
foto in studio di Vivian Johnson

Recenti notizie ci informano che alcuni membri dei R.E.M. si trovano ora a Portland, in Oregon, a lavorare sul nuovo materiale con il produttore Tucker Martin (Decemberists/Laura Veirs).

I R.E.M. solitamente non registrano le versioni demo in studio, ma il chitarrista Peter Buck e il bassista Mike Mills stanno facendo un’eccezione questa volta, buttando giù gli scheletri di 14 canzoni che potrebbero, ma anche no, apparire nel successore di Accelerate dello scorso anno. Il produttore di Accelarate Jacknife Lee, scelto per produrre anche il prossimo LP, è già a disposizione. Si trovano comunque nel processo iniziale di registrazione visto che il frontman Michael Stipe non ha ancora ascoltato le cose su cui stanno lavorando.

Ieri abbiamo parlato con Buck del nuovo album e dello stato dei vari progetti a cui collabora.

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Pitchfork: Da quanto ho capito siete all’inizio del processo di registrazione in questo momento.

Mike in studio

Peter Buck: Sì, non sono neanche sicuro di aver iniziato l’album, ma io e Mike scriviamo in continuazione e avevo alcune canzoni nate durante i soundcheck dello scorso tour. Voglio solo evitare di dimenticare le mie canzoni, Mike aveva alcune cose che vuole mettere giù. Non facciamo mai le demo; noi entriamo e registriamo. E mi sono detto “Bene, a Portland ho tante attrezzature; possiamo farlo lì”. E non è la prima volta che lavoro nello studio Jackpot! Sembrava la cosa giusta da fare.

Pitchfork: Quindi è un po’ come cantare nella tua segreteria telefonica, buttare giù tutte queste cose mentre le hai ancora fresche in mente?

PB: Beh, per me è più come una macchinetta delle sigarette. Ci sono una fila di cose, e ne devi tirar fuori una per poi arrivare all’altra. Se hai 10 o 12 canzoni che ti danzano attorno per me è difficile scriverne ancora perché devo ricordarmi le altre. E molte di queste le suono al computer, ma si tratta solo di una chitarra acustica e io che cerco di mormorare e canticchiare qualcosa. E’ bello invece avere una band che suona queste cose e le focalizza. E ora che abbiamo 14 canzoni e che abbiamo iniziato tutto il processo ti viene da dire “Ok, stiamo facendo questo, ora ho un’idea di come suona. Posso scrivere altro.

Peter in studio

Pitchfork: Perciò non sai ancora se alcune di queste 14 canzoni appariranno nel prossimo album?

PB: Sai, è un processo che rimane sempre un po’ misterioso. Per certi versi, lo facciamo anche per stimolare Michael e dargli qualche ispirazione. Lui stesso vuole ascoltare nuove cose ed essere ispirato per cantare nuove cose. E’ qualcosa di meraviglioso vederlo all’opera, ma lui non è uno che finisce ogni canzone e poi ti dice “Ecco, fai la tua scelta”. Quello che stiamo facendo lo smuove. Perciò ascolterà tutto fra qualche mese e idealmente ci sarà abbastanza materiale per stuzzicare il suo interesse.

Pitchfork: Iniziate sempre le registrazioni senza Michael, stilando giù idee di canzoni per vedere poi quello che vorrà usare?

PB: Dipende, procediamo in modo diverso. Ma ci piace sempre suonare assieme e arrivare a qualcosa. Ai tempi di Athens, entravamo ogni giorno a suonare quando abitavamo tutti lì e Michael arrivava una volta alla settimana oppure saltava una settimana o altro. Quindi è come facevamo negli anni ‘80. Mentre creiamo le demo, o quello che sono, pensiamo sempre “Caspita, piacerà a Michael? Si sentirà di cantarla? Lo ispirerà? Assomiglia a qualcosa che abbiamo fatto in passato?”

Pitchfork: Avete in mente una qualche direzione da seguire per il prossimo album? Accelerate sembra essere stata una mossa consapevole fatta per smontare tutto e andare per un suono più riff-heavy.

PB: Una cosa che contraddistingue la nostra band è che non importa che tipo di album stiamo facendo, sul palco è sempre una potente esperienza. Abbiamo discusso molto durante il tour per cercare di catturare quello che c’è stato nell’ultimo disco. Ho scritto molte canzoni lente che non mi sono neanche sognato di portare perché non erano la direzione che volevamo seguire. Voglio un album più aperto, penso che anche Michael sia dello stesso parere. Perciò ci sono delle belle cose acustiche, alcune totalmente noisy-rock, e altre pop. Corre lungo una vasta gamma. Idealmente, se dovessi prendere io ogni decisione, direi che l’album sarà più vario rispetto all’ultimo. Ma, ancora una volta, lo voglio fare subito e velocemente senza tanti overdub. Nell’ ultimo disco, di 11 canzoni, probabilmente 9 erano senza overdub. Si trattava di canzoni a presa diretta, forse solo con 1 chitarra extra aggiunta nel ritornello. E mi è piaciuto; mi spingeva ad entrare e suonare come veniva.

Pitchfork: Ho sentito che Jacknife Lee produrrà ancora per voi. Ma state anche registrando le demo con Tucker Martine ora, giusto?

PB: Sì, per tanto tempo ho ammirato il lavoro di Tucker. Ho appena ascoltato l’album dei Decemberists. E’ venuto fuori a random nel mio iPod. Camminavo in giro, ed è partito. E prima ancora che iniziasse la parte vocale ho pensato “Caspita, suona meravigliosamente”, poi ho dato un’occhiata e mi sono detto “Ah certo, i Decemberists.” E quello è Tucker. Raggiunge davvero un gran suono. Sembrava appunto una bella scusa per lavorare con lui e mi piacerebbe collaborare anche in futuro, in una maniera o nell’altra.

Decemberists

Pitchfork: Ma sarà Jacknife Lee il primo produttore del prossimo album?

PB: Sì, certamente lui produrrà il disco. Abbiamo lavorato con Tucker, e c’è piaciuto. Chissà cosa succederà in futuro. Ma è stato veramente piacevole il mio tempo con Martine, e apprezzo il suo lavoro. Forse potremo inventarci qualcosa.

Pitchfork: Dici di avere già registrato a Portland. Ti piace molto la città?

PB: Sì, mi piace la città. La mia ragazza è del posto, come pure Scott McCaughey che, al di fuori della band, è anche il mio migliore amico. Perciò passo molto tempo lì. Siamo andati al Jackpot! studio; è dove abbiamo registrato il disco dei Baseball Project. Sembrava proprio uno studio confortevole e tranquillo. Mi è piaciuto il suono. La stanza era grande abbastanza per la batteria, ma non era una stanza grandissima. Ero alla ricerca di un suono più compatto, a microfonaggio ravvicinato, qualcosa meno ambient. Era lo studio perfetto. E con tucker alla direzione sembrava proprio il posto ideare per iniziare.

Pitchfork: Vi siete resi conto che la vostra presenza a Portland è diventato un topic caldo su internet? Vi hanno visto girare molto in città, e circolano molte voci sul prossimo disco. Accade così in altri posti tutte le volte che registrate?

PB: Non lo so. Il mio uso di Internet è davvero minimo. Per esempio non ho mai letto un blog.

Pitchfork: Davvero? Non ha mai letto un blog?

PB: No, mai.

Pitchfork: Sei fortunato.

Bill in studio

PB: Di informazione ce n’è abbastanza. Leggo i libri, molti libri. Occasionalmente uso internet per dare un’occhiata a un articolo o a qualcos’altro che voglio leggere, questo va bene, ma non ho idea di quello che la gente scrive su me. Bertis, il manager dei R.E.M., mi ha chiamato dicendomi “Sai, le persone stanno parlando a proposito di quelle foto” e Portland è una città piccola. Ma ci vado sempre e nessuno dice niente. E’ curioso. Johnny Marr ha una casa lì e siamo amici. Sono entrato in questo negozio di gelati e il tipo ha detto “Però, che giorno strano”.  Aggiungendo “Johnny Marr è entrato 20 minuti fa, e ora tu. C’è in giro qualcosa come le chitarre indie degli anni ‘80 o cosa?” Non lo so, accade e basta.

Pitchfork: In aggiunta a queste nuove potenziali canzoni dei rem, stai lavorando ad altro in questo momento?

PB: Faccio questi concerti con Robyn Hitchcock. Lo abbiamo fatto per circa un mese, e ora andremo a New York a Giugno a fare qualche show con i Decemberists, penso, a Radio City, concerti davvero forti. E c’è anche un nuovo disco di Robyn Hitchcock registrato e mixato e pronto per uscire. Non sappiamo ancora quando, forse il prossimo anno. E faremo un tour estivo il prossimo anno.

Scott, io, Steve Wynn e Linda Pitmon siamo pronti per un Minus 5/Steve Wynn/Baseball Project tour in Settembre. Perciò suoneremo alcune canzoni dei Baseball Project, alcune dei Minus 5 e suoneremo qualcosa di Steve Wynn. Mi piacerebbe particolarmente eseguire interamente “The Days of Wine and Roses” a un certo punto. Non che Steve non l’abbia già fatto, ma ho visto i Dream Syndicate nel 1982 e ho pensato che fossero grandi, come anche la carriera solista di Steve. Quindi faremo questo.

Sai, non so ancora cos’altro farò. Forse io e Mark Eitzel abbiamo un disco finito per metà. Abbiamo lavorato sei o sette anni fa e le canzoni suono buone, poi Mark è andato in giro e anche io mi sono mosso un po’. Avevamo completato sette canzoni e probabilmente ci incontreremo il prossimo mese per finirlo. Non credo che sia in tour al momento, ma chi lo sa, magari verrà fuori qualcosa. E questo è il 20° anniversario dell’album di Kevin Kinney che io ho prodotto, MacDougal Blues. Proveremo insieme e faremo alcuni concerti a Dicembre io, Kevin e forse anche Scott McCaughey.

In studio

XFM Documentari

Inserito in Media, interviste, r.e.m. | 10/01/2008

In occasione del loro recente tour inglese, Mike Mills e Michael Stipe hanno rilasciato una lunga intervista video per XFM UK, un gruppo multimediale che comprende 5 stazioni radio nel Regno Unito (http://en.wikipedia.org/wiki/XFM).

Nell’intervista, divisa in più parti che vengono rilasciate su http://www.xfm.co.uk/ settimanalmente, il bassista e il cantante dei R.E.M. spaziano dall’attuale situazione politica negli USA ad un’attenta analisi a ritroso delle tappe più significative della loro carriera.

I primi 4 video sono già online (trovate i link alla fine della news), mentre il quinto è previsto per il 6 ottobre.

Parte 1. Sulla corsa presidenziale in America (QUI)

Parte 2. Sulla formazione della band, sulla scena musicale di Athens e sulle influenze nella loro musica (QUI)

Parte 3. Sul passaggio alla Warner e sui primi album (QUI)

Parte 4. Sul successo internazionale (QUI)

da http://www.xfm.co.uk/artists/interviews/2008/rem-documentary-part-1

(Cricri)

Intervista al The Sun: Peter Buck e i suoi iPod

Inserito in News, interviste | 08/10/2008

Estratto dall’intervista a Peter Buck, The Sun - 08 Agosto 2008:

Peter Buck

Potrei facilmente scegliere cinquecento o seicento album preferiti dai miei iPod però questa selezione non si avvicina per nulla ad essere definitiva. E’ quello che mi è venuto in mente in questo momento!

accipicchia, cominciamo… (Peter inizia a ‘scrollare’ la lista di tutti gli album nel suo iPod nero Classics da 160GB)

After Bathing At Baxter’s dei Jefferson Airplane, amo quel disco. Oh, e Aladdin Sane by David Bowie. All The Young Dudes dei Mott The Hoople . . . mi piaceva quell disco quando avevo 15 anni…

Trovate la traduzione completa dell’intervista nella sezione “Accelerate” - QUI

The Sun - Intervista: Peter Buck e i suoi iPod

Inserito in Accelerate-related, interviste | 08/10/2008

Traduzione dell’intervisa tratta dal The Sun, 8 Agosto 2008:

QUI Peter Buck, con parole sue, fa per SFTW un’affascinante carrellata tra la sua mostruosa collezione iPod e ci racconta perché i suoi affidabili lettori MP3 sono, sulla strada, costanti compagni per la vita.

Si riferisce agli amici con cui viaggia Scott McCaughey e Bill Rieflin, che suonano rispettivamente chitarra e batteria nei R.E.M. e che fanno parte anche dei Minus 5 insieme a Peter.

Ascoltavo la musica ancora prima di poter parlare. Mi ricordo di aver visto i Beatles all’ Ed Sullivan Show quando avevo cinque o sei anni e di aver deciso allora, “Oh sì, questo è quello che farò da grande.”

Ora ascolto musica sempre. Ce l’ho tutta su due iPods, circa 74,000 canzoni, e sto veramente cercando di avere ogni album, di cui mi sia importato qualcosa nella mia vita, a disposizione.

Quando viaggi tutto il tempo è bello mettere l’iPod in modalità random . Poi c’è qualcuno che dirà, “Caspita, chi è questo?” e così si mettono tutti i dischi dei quell’artista.

A volte ho difficoltà a dormire. Un mese fa camminavo verso le 4 del mattino e volevo solo sentire Raw Power di Iggy & The Stooges proprio in quel momento a volume alto. Mi ricordo di aver comprato Raw Power il giorno stesso in cui è uscito. Il vecchio mix è ovattato ma quello nuovo è la cosa più assurda che abbia mai ascoltato.

Ho detto che dovrei condurre un programma radio (ma davvero non sopporto il suono della mia voce). Mi piacerebbe farlo comunque è una cosa che mi diverte molto. Mi interesso seriamente alle cose – del tipo mi piacerebbe sentire ogni cosa del prog-rock italiano.

La mia vita è cambiata nell’ultimo anno o due. Ora vivo in un’appartamento carino, 426.72mq in condominio [ho fatto giusto i calcoli? Erano 1.400sq ft :-D ] a Seattle.

Ho una stanza piena di vinili e cd ma, ora come ora, sono tutti sistemati negli scatoloni. Se rimanessi tanto a casa, allora sarei più propenso a sentire i dischi ma non posso impacchettarli tutti per il viaggio.

Potrei facilmente scegliere cinquecento o seicento album preferiti dai miei iPod però questa selezione non si avvicina per nulla ad essere definitiva. E’ quello che mi è venuto in mente in questo momento!

accipicchia, cominciamo… (Peter inizia a ‘scrollare’ la lista di tutti gli album nel suo iPod nero Classics da 160GB)

After Bathing At Baxter’s dei Jefferson Airplane, amo quel disco. Oh, e Aladdin Sane by David Bowie. All The Young Dudes dei Mott The Hoople . . . mi piaceva quell disco quando avevo 15 anni..

Mi piace molto una band chiamata Kinski di Seattle e il loro disco Alpine Static. Fanno della bellissima musica strumentale ambientale ma con più chitarre di quello che ti puoi immaginare da questa descrizione.

Sto ascoltando molto di Albert Ayler (sassofonista) al momento. Music Is The Healing Force Of The Universe è totalmente free-jazz modale con salti di ottava. Fa diventare matto chiunque eccetto me e Scott.

Ho tutte le Antologie Della Musica Folk Americana di Harry Smith. E’ un bel posto da cui apprendere. E’ da dove proviene tutta la musica che ascolti, tutta la pop music.

Bisogna avere Astral Weeks di Van Morrison. Puoi dire che non ne ha azzeccata più una da allora ma nessun altro lo ha fatto comunque.

The Avant-Garde di John Coltrane & Don Cherry . . . è davvero un bel disco. La maggior parte del mio jazz preferito va dal 1954 al 1970. Non ascolto nulla di jazz oltre quella data.

Le Suites di Bach di Pablo Casals sono davvero fantastiche. Suggerirei anche un disco dei Fiery Furnaces, forse Blueberry Boat. Devi avere il nuovo di Dennis Wilson Pacific Ocean Blue/Bambu collection. E’ bello avere tutte quelle tracce in più che non c’erano nell’album originale. La sua voce è così ruvida paragonata agli altri Beach Boys.

Penso che il prossimo album di Robyn Hitchcock sarà il migliore tra i suoi. E’ fantastico, ma prendiamo il suo primo disco, Black Snake Diamond Roll, appena ripubblicato in una nuova edizione con tracce extra. Southern Rock Opera dei Drive-By Truckers racconta, come dice nei testi, la dualità del Sud. George Wallace è stato un grande segregazionista ma, l’ultima volta che è sceso in campo, è stato votato dall’80 per cento della popolazione nera. Forse è cambiato. Forse c’è stato il senso del perdono.

Ci dev’essere qualcosa della band folk-psichedelica di David Lindley, i Kaleidoscope… idealmente il boxset Pulsatine Dream. (hanno suonato in So Long Marianne di Leonard Cohen).

C’è un bellissimo Best Of dei Canned Heat intitolato Uncanned! Lo adoro. Tutte le loro migliori canzoni. Il secondo disco omonino di The Band, ora remixato con tracce extra, è un favorito di sempre. Con il 1976 e l’arrivo del Punk, sono andati mischiati sotto al tavolo, vecchi ragazzi con la barba e le chitarre acustiche. Ma sono riusciti davvero a catturare quello che doveva essere vivere in determinati posti d’america.

Prenderò un disco dei The Last Poets… the very best of. In sostanza hanno inventato il rap. Erano poeti e scrittori che vivevano al seguito dei musicisti, totalmente rivoluzionari all’inizio degli anni 70. Possiedo tutti i loro dischi originali. E’ l’unico problema che ho con il rap… dico alle persone, “Oh sì, assomigliano ai The Last Poets ma non sono così grandi.”

da avere anche un disco di Laura Nyro … Christmas And The Beads Of Sweat. E’ uno dei sui più difficili ma merita molto. Un grande disco cantautoriale.

Il primo disco dei Flying Burrito Brothers, The Gilded Palace Of Sin (con Gram Parsons) è il grande classico di sempre. Colossal Youth dei Young Marble Giants (band cult del Galles) ha una nuova versione box-set che riunisce insieme tutto quello che hanno fatto.

Ha qualcuno bisogno del set completo di 7 CD delle session di On The Corner di Miles Davis ? Io li ho. Non sono sicuro che il resto del mondo sia pronto per questo.

Sai, sceglierò il disco degli Eels, Daisies Of The Galaxy, anche se ho suonato su quello. E (Mark Everett) è davvero un grande artista, un buon amico e una persona gentile. Metterei anche Martinis & Bikinis di Sam Phillips, suono anche su questo.

The Days Of Wine And Roses dei Dream Syndicate (guidato da l’amico di Peter, Steve Wynn). C’è questo bel disco live The Day Before The Days Of Wine And Roses ed ero anche al concerto. Io e Steve ci siamo incontrati là ma è stata una di quelle cose da ubriachi delle 4 di mattina, almeno da una delle due parti immagino.

C’è quest’opera di Harry Partch dal titolo Delusion Of The Fury. Ascoltalo e pensa a Tom Waits. Waits è stato influenzato molto dall’uso che Partch fa delle percussioni. Harry ha creato molti strumenti e penso che Tom ne abbia usato qualcuno.

Black And White di Ewan MacColl (leggenda folk inglese, padre di Kirsty) è una buona compilation.

Ho sentito molto il disco dei Minutemen, Double Nickels On The Dime. Abbiamo fatto il tour con loro. Infatti, l’ultimo minuto di musica che D. Boon suona sul palco sono i Minutemen e i REM che fanno See No Evil dei Television. Penso molto a questa cosa, almeno una volta al mese. Era un amico. Marquee Moon dei Television ci deve anche essere.

Imbroglierò e tirerò fuori un altro disco dove figuro anche io… Down With Wilco dei Minus5. Sono i Wilco, io, Scott e alcuni amici ed è davvero bello. C’è anche March 16-20, 1992 degli Uncle Tupelo che ho prodotto (che vede tra gli altri Jeff Tweedy prima di formare i Wilco). Erano amici di amici e sono andato a sentirli. Hanno aperto con Great Atomic Power dei Louvin Brothers, una cosa carina.

Dust di The Screaming Trees è un disco altamente sottovalutato (con Mark Lanegan alla voce). Non vedo Mark da due anni. C’è stato un periodo quando rimaneva pulito e uscivamo alcune volte. Non è che volevo dargli alcun tipo di suggerimento ma penso che non avesse tanti amici che non usavano… insomma. Veniva di solito a casa mia, fumavamo sigarette e suonavamo la chitarra. Sento che le cose gli vanno bene ora.

Consiglio Endtroducing di DJ Shadow. E’ forte e influente. Bisogna anche avere Enterteinment! dei Gang Of Four… quel disco andava forte ad Athens. Chiunque lo aveva. Abbiamo fatto due o tre tour insieme. Non ho mai pensato che ci avessero influenzato ma un giorno ascoltavamo alcune tracce vecchie come Auctioneer e Michael (Stipe) ha detto,”Stiamo ascoltando i Gang Of Four o cosa?

Poi direi Daydream dei The Lovin’ Spoonful. Mi piacciono davvero i The Lovin’ Spoonful. Twelve Dreams Of Dr Sardonicus degli Spirit è un altro dei mie preferiti di sempre. E non posso neanche lasciare fuori Forever Changes dei Love.

Out Of The Cool di Gil Evans (arrangiatore jazz) inizia con una canzone di 16 minuti. Mi ricordo che stavamo guidando in Australia tre anni fa e ci era così piaciuta quella da 16 minuti che abbiamo detto, “Ascoltiamola di nuovo”.

Ho ascoltato moltissime cose di Moondog (straordinario compositore d’avanguardia Americano che morì nel 1999). Ho qui German Years.

Il primo album omonimo di Moby Grape è uno dei migliori ma c’è un 2×1 con un altro chiamato Vintage.

E questa lista non deve essere solo di robe vecchie - C’è Grinderman e amo il nuovo disco di Nick Cave, Dig, Lazarus, Dig!!! Ho ascoltato questo molto di più dei suoi ultimi tre. E’ più un disco da “Che ca**o?” Penso che sia una persona più divertente di quello che la gente sostiene.

Qui un po’ di cose strane. Heart Of The Moment di BJ Cole. E’ pedal-steel ambient che imita Dvorak, molto bello davvero. Suona molto meglio della descrizione che ne ho fatto.

Ne scelgo uno di Coltrane che non tutti conoscono. Un sabato sera avevano un live a Seattle. Suppongo, che almeno due di loro aevevano assunto LSD prima del concerto. Il ragazzo che ha registrato lo show ha detto: “Ho un piccolo studio in casa mia, perchè non vieni domani e facciamo un disco?” Perciò sono andati e hanno improvvisato questo strano disco di canto indiano intitolato Om.

Amo il primo di Ed Harcourt Here Be Monsters. Mi piacciono i Grateful Dead e suggerirei Workingman’s Dead. New Speedway Boogie e la mia canzone preferita dei Dead.

Siamo andati proprio nello studio dove hanno registrato Low and Heroes perciò devi anche mettere Low di Bowie in lista.Ho speso un’ora a guardarmi intorno nella stanza. Io e Bill battevamo le mani e facevamo rumori da scimmia per vedere come usciva il suono. Era semplicemente una stanza. Chiunque pensa di poter catturare la magia di Low prende in giro se stesso. Fanno anche degli album di me**a li dentro.

Dobbiamo mettere i Big Star. Penso il primo. Ci deve essere anche uno di Leonard Cohen.Vederlo oggi mi fa pensare che tutta questa cosa della meditazione deve fare davvero un gran bene! Non mi piace molto la produzione ma prenderei The Future. Il cantautorato è così mordente.

If I Could Only Remember My Name di David Crosby è bellissimo.

C’è il doppio dei Jimmy Reid intitolato Boss Man. Nessuno ha mai fatto un disco che suoni allo stesso modo. Che facevano quei ragazzi? Suonano come un batterista sbronzo, un chitarrista sbronzo, un bassista che non ha mai ascoltato le canzoni e un cantante che non sa le parole.

Devo anche mettere Alice Coltrane… Journey In Satchidananda. Fa inpazzire chiunque. Bisogna avere Judee Sill, il suo primo (omonimo) disco. The Mystery Of Bulgarian Voices è magnifico… strana voce femminile acapella ammaliante e davvero intensa.

C’è una cantante femminile irachena chiamata Fairuz. Il suo album The Legendary Fairuz suona come un programma radio degli anni ’50. E’ incredibile. Il disco (omonimo) di Mark Hollis (il cantante dei Talk Talk) è un lavoro di bellezza.

E certamente devi mettere sulla lista tutti gli album dei REM. Dove sarei io senza loro?

Intervista a Michael Stipe

Inserito in Accelerate-related, interviste, r.e.m., recensioni | 06/24/2008

di R.S. - da Il Corriere Della Sera

Musica La band di Athens, a Milano per uno show «blindato», si racconta a «Rolling Stone» Italia

Michael Stipe: c’ è più furia nei R.E.M.

Nel nuovo cd ritmi aggressivi. «E’ il nostro rock arrabbiato, a 360 gradi»

MILANO - «”Furia” è una parola dal significato abbastanza potente. E c’ è un po’ di furia, effettivamente, in questo disco». Michael Stipe, cantante e leader dei R.E.M., parla così del nuovo album «Accelerate» in un’ intervista all’ edizione italiana di Rolling Stone che uscirà venerdì. «Io sono un tipo da ritmi medi, ma di fronte alla musica che i ragazzi mi hanno passato ho reagito così», aggiunge la rockstar 48enne. Il disco uscirà il 28 marzo e la band è in Italia per presentarlo. Stipe, il bassista Mike Mills e il chitarrista Peter Buck sono arrivati ieri e sono stati ospiti di Fazio a «Che tempo che fa» (Raitre). Oggi incontreranno i giornalisti e chiuderanno la tre giorni milanese con un esclusivo concerto a inviti al Rolling Stone che si potrà vedere il 27 marzo su Mtv Hits e il 31 su Mtv Italia. Poco più di un’ ora per una doppia anteprima. Delle canzoni nuove e del tour vero e proprio che partirà quest’ estate e porterà il gruppo rock americano in Italia per ben cinque date, più che in ogni altro Paese europeo: il 20 luglio al Parco Giuliana di Perugia, il 21 all’ Arena di Verona, il 23 alla Mostra D’ Oltremare di Napoli, il 24 a Villa Manin di Passariano (Udine) e il 26 all’ Arena di Milano. Il disco, 11 canzoni in 34 minuti, ha quell’ immediatezza e velocità degli esordi che i fan chiedevano da tempo alla band. Buck si prende parte del merito di aver vinto «la pessima abitudine di passare mesi in studio». Il suo intento, dice al giornalista David Fricke, era questo: «Siamo una grande band dal vivo, cerchiamo di fare una grande registrazione da live band in studio». E ci sono riusciti. Il primo singolo «Supernatural Superserious» ne è l’ esempio. La «furia» non è soltanto nei ritmi. In parte filtra anche nei testi. Forse per il modo in cui Stipe li scrive. Lo spiega lui stesso: «Quando entro nella musica, nei momenti giusti, percepisco un atteggiamento, una sensazione, una melodia; e i testi vengono fuori da tutto questo. La musica per me è come un filmino. Posso chiudere gli occhi e vedere questo paesaggio a 360 gradi. Entro in ciò che Peter e Mike mi passano, chiudo gli occhi e comincio a canticchiarci sopra. E qualunque sia la sensazione, cerco di rimanere fedele a ciò che sento». Un album arrabbiato, quindi. Contro chi? «Sto cercando di evitare che qualcuno interpreti questo disco esclusivamente come un album politico, ma ho attinto dall’ esperienza di vivere negli ultimi anni sotto l’ amministrazione Bush e ho visto parti importanti di ciò che noi, l’ America, rappresentiamo come idea, come Paese, collassare per troppe ragioni sbagliate. Questo sì che ha avuto a che fare con la stesura dei testi», dice Stipe. E precisa: «Non ignoro quello che sta accadendo nel mondo, e come tutto è deprimente. Ma guardo la musica e l’ arte che stanno uscendo, la gente che volta le spalle alle cose ovvie, ai media mainstream, e che si rivolge ai margini per quanto riguarda le forme di espressione. Forse è solo un fatto generazionale, e io lo sto solo osservando». Concorda Buck: «”Accelerate” è veramente espressione del suo tempo, come “Document” nel 1987. Allora eravamo negli anni di Reagan. Tutti si accorgevano del fatto che strane cose, di merda, stavano accadendo. I mercati azionari su, e poi giù. E la gente andava in panico. Ora lo stanno facendo di nuovo. Credo che Michael abbia catturato molto della situazione senza andare troppo nello specifico. Si ha la sensazione che questo sia un disco arrabbiato. Ma non bisogna guardarlo come un album di protesta». 80 *** milioni di dollari del contratto firmato dai Rem nel 1996 con la Warner, che non ha reso i profitti sperati dalla multinazionale *** 28 *** anni di musica per la band di cui Michael Stipe è cantante e leader. I Rem sono nati nel 1980 ad Athens, Georgia * * * A inviti Energia Al centro Michael Stipe, cantante e leader dei R.E.M. Il gruppo è arrivato ieri in Italia: sono stati ospiti di Fazio a «Che tempo che fa» e chiuderanno la tre giorni milanese con un esclusivo concerto a inviti al Rolling Stone. Il loro nuovo album, «Accelerate», esce il 28 marzo

R.S.

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(18 marzo 2008) - Corriere della Sera