Pitchfork - Intervista: Peter Buck parla del nuovo album dei R.E.M.
Il leggendario chitarrista ci parla delle demo che sta registrando a Portland.

foto in studio di Vivian Johnson
Recenti notizie ci informano che alcuni membri dei R.E.M. si trovano ora a Portland, in Oregon, a lavorare sul nuovo materiale con il produttore Tucker Martin (Decemberists/Laura Veirs).
I R.E.M. solitamente non registrano le versioni demo in studio, ma il chitarrista Peter Buck e il bassista Mike Mills stanno facendo un’eccezione questa volta, buttando giù gli scheletri di 14 canzoni che potrebbero, ma anche no, apparire nel successore di Accelerate dello scorso anno. Il produttore di Accelarate Jacknife Lee, scelto per produrre anche il prossimo LP, è già a disposizione. Si trovano comunque nel processo iniziale di registrazione visto che il frontman Michael Stipe non ha ancora ascoltato le cose su cui stanno lavorando.
Ieri abbiamo parlato con Buck del nuovo album e dello stato dei vari progetti a cui collabora.
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Pitchfork: Da quanto ho capito siete all’inizio del processo di registrazione in questo momento.

Peter Buck: Sì, non sono neanche sicuro di aver iniziato l’album, ma io e Mike scriviamo in continuazione e avevo alcune canzoni nate durante i soundcheck dello scorso tour. Voglio solo evitare di dimenticare le mie canzoni, Mike aveva alcune cose che vuole mettere giù. Non facciamo mai le demo; noi entriamo e registriamo. E mi sono detto “Bene, a Portland ho tante attrezzature; possiamo farlo lì”. E non è la prima volta che lavoro nello studio Jackpot! Sembrava la cosa giusta da fare.
Pitchfork: Quindi è un po’ come cantare nella tua segreteria telefonica, buttare giù tutte queste cose mentre le hai ancora fresche in mente?
PB: Beh, per me è più come una macchinetta delle sigarette. Ci sono una fila di cose, e ne devi tirar fuori una per poi arrivare all’altra. Se hai 10 o 12 canzoni che ti danzano attorno per me è difficile scriverne ancora perché devo ricordarmi le altre. E molte di queste le suono al computer, ma si tratta solo di una chitarra acustica e io che cerco di mormorare e canticchiare qualcosa. E’ bello invece avere una band che suona queste cose e le focalizza. E ora che abbiamo 14 canzoni e che abbiamo iniziato tutto il processo ti viene da dire “Ok, stiamo facendo questo, ora ho un’idea di come suona. Posso scrivere altro.

Pitchfork: Perciò non sai ancora se alcune di queste 14 canzoni appariranno nel prossimo album?
PB: Sai, è un processo che rimane sempre un po’ misterioso. Per certi versi, lo facciamo anche per stimolare Michael e dargli qualche ispirazione. Lui stesso vuole ascoltare nuove cose ed essere ispirato per cantare nuove cose. E’ qualcosa di meraviglioso vederlo all’opera, ma lui non è uno che finisce ogni canzone e poi ti dice “Ecco, fai la tua scelta”. Quello che stiamo facendo lo smuove. Perciò ascolterà tutto fra qualche mese e idealmente ci sarà abbastanza materiale per stuzzicare il suo interesse.
Pitchfork: Iniziate sempre le registrazioni senza Michael, stilando giù idee di canzoni per vedere poi quello che vorrà usare?
PB: Dipende, procediamo in modo diverso. Ma ci piace sempre suonare assieme e arrivare a qualcosa. Ai tempi di Athens, entravamo ogni giorno a suonare quando abitavamo tutti lì e Michael arrivava una volta alla settimana oppure saltava una settimana o altro. Quindi è come facevamo negli anni ‘80. Mentre creiamo le demo, o quello che sono, pensiamo sempre “Caspita, piacerà a Michael? Si sentirà di cantarla? Lo ispirerà? Assomiglia a qualcosa che abbiamo fatto in passato?”
Pitchfork: Avete in mente una qualche direzione da seguire per il prossimo album? Accelerate sembra essere stata una mossa consapevole fatta per smontare tutto e andare per un suono più riff-heavy.
PB: Una cosa che contraddistingue la nostra band è che non importa che tipo di album stiamo facendo, sul palco è sempre una potente esperienza. Abbiamo discusso molto durante il tour per cercare di catturare quello che c’è stato nell’ultimo disco. Ho scritto molte canzoni lente che non mi sono neanche sognato di portare perché non erano la direzione che volevamo seguire. Voglio un album più aperto, penso che anche Michael sia dello stesso parere. Perciò ci sono delle belle cose acustiche, alcune totalmente noisy-rock, e altre pop. Corre lungo una vasta gamma. Idealmente, se dovessi prendere io ogni decisione, direi che l’album sarà più vario rispetto all’ultimo. Ma, ancora una volta, lo voglio fare subito e velocemente senza tanti overdub. Nell’ ultimo disco, di 11 canzoni, probabilmente 9 erano senza overdub. Si trattava di canzoni a presa diretta, forse solo con 1 chitarra extra aggiunta nel ritornello. E mi è piaciuto; mi spingeva ad entrare e suonare come veniva.
Pitchfork: Ho sentito che Jacknife Lee produrrà ancora per voi. Ma state anche registrando le demo con Tucker Martine ora, giusto?
PB: Sì, per tanto tempo ho ammirato il lavoro di Tucker. Ho appena ascoltato l’album dei Decemberists. E’ venuto fuori a random nel mio iPod. Camminavo in giro, ed è partito. E prima ancora che iniziasse la parte vocale ho pensato “Caspita, suona meravigliosamente”, poi ho dato un’occhiata e mi sono detto “Ah certo, i Decemberists.” E quello è Tucker. Raggiunge davvero un gran suono. Sembrava appunto una bella scusa per lavorare con lui e mi piacerebbe collaborare anche in futuro, in una maniera o nell’altra.

Pitchfork: Ma sarà Jacknife Lee il primo produttore del prossimo album?
PB: Sì, certamente lui produrrà il disco. Abbiamo lavorato con Tucker, e c’è piaciuto. Chissà cosa succederà in futuro. Ma è stato veramente piacevole il mio tempo con Martine, e apprezzo il suo lavoro. Forse potremo inventarci qualcosa.
Pitchfork: Dici di avere già registrato a Portland. Ti piace molto la città?
PB: Sì, mi piace la città. La mia ragazza è del posto, come pure Scott McCaughey che, al di fuori della band, è anche il mio migliore amico. Perciò passo molto tempo lì. Siamo andati al Jackpot! studio; è dove abbiamo registrato il disco dei Baseball Project. Sembrava proprio uno studio confortevole e tranquillo. Mi è piaciuto il suono. La stanza era grande abbastanza per la batteria, ma non era una stanza grandissima. Ero alla ricerca di un suono più compatto, a microfonaggio ravvicinato, qualcosa meno ambient. Era lo studio perfetto. E con tucker alla direzione sembrava proprio il posto ideare per iniziare.
Pitchfork: Vi siete resi conto che la vostra presenza a Portland è diventato un topic caldo su internet? Vi hanno visto girare molto in città, e circolano molte voci sul prossimo disco. Accade così in altri posti tutte le volte che registrate?
PB: Non lo so. Il mio uso di Internet è davvero minimo. Per esempio non ho mai letto un blog.
Pitchfork: Davvero? Non ha mai letto un blog?
PB: No, mai.
Pitchfork: Sei fortunato.

PB: Di informazione ce n’è abbastanza. Leggo i libri, molti libri. Occasionalmente uso internet per dare un’occhiata a un articolo o a qualcos’altro che voglio leggere, questo va bene, ma non ho idea di quello che la gente scrive su me. Bertis, il manager dei R.E.M., mi ha chiamato dicendomi “Sai, le persone stanno parlando a proposito di quelle foto” e Portland è una città piccola. Ma ci vado sempre e nessuno dice niente. E’ curioso. Johnny Marr ha una casa lì e siamo amici. Sono entrato in questo negozio di gelati e il tipo ha detto “Però, che giorno strano”. Aggiungendo “Johnny Marr è entrato 20 minuti fa, e ora tu. C’è in giro qualcosa come le chitarre indie degli anni ‘80 o cosa?” Non lo so, accade e basta.
Pitchfork: In aggiunta a queste nuove potenziali canzoni dei rem, stai lavorando ad altro in questo momento?
PB: Faccio questi concerti con Robyn Hitchcock. Lo abbiamo fatto per circa un mese, e ora andremo a New York a Giugno a fare qualche show con i Decemberists, penso, a Radio City, concerti davvero forti. E c’è anche un nuovo disco di Robyn Hitchcock registrato e mixato e pronto per uscire. Non sappiamo ancora quando, forse il prossimo anno. E faremo un tour estivo il prossimo anno.
Scott, io, Steve Wynn e Linda Pitmon siamo pronti per un Minus 5/Steve Wynn/Baseball Project tour in Settembre. Perciò suoneremo alcune canzoni dei Baseball Project, alcune dei Minus 5 e suoneremo qualcosa di Steve Wynn. Mi piacerebbe particolarmente eseguire interamente “The Days of Wine and Roses” a un certo punto. Non che Steve non l’abbia già fatto, ma ho visto i Dream Syndicate nel 1982 e ho pensato che fossero grandi, come anche la carriera solista di Steve. Quindi faremo questo.
Sai, non so ancora cos’altro farò. Forse io e Mark Eitzel abbiamo un disco finito per metà. Abbiamo lavorato sei o sette anni fa e le canzoni suono buone, poi Mark è andato in giro e anche io mi sono mosso un po’. Avevamo completato sette canzoni e probabilmente ci incontreremo il prossimo mese per finirlo. Non credo che sia in tour al momento, ma chi lo sa, magari verrà fuori qualcosa. E questo è il 20° anniversario dell’album di Kevin Kinney che io ho prodotto, MacDougal Blues. Proveremo insieme e faremo alcuni concerti a Dicembre io, Kevin e forse anche Scott McCaughey.
